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Vita da 80 e 90

14 ICONE TV ANNI 80’: Seconda parte

Redazione di RadioSIV
inserita 6 mesi fa
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Tanti li disprezzano, altri li amano, un bel po' di noi li ha addirittura vissuti (restandone segnato). Sono i famigerati anni '80, fatti di colori sgargianti, capelli improbabili e vestiti invadenti; di un'estetica, in generale, che a differenza di altre fatica ad uscire illesa dal suo tempo, tanto che basta capitare per caso, facendo un distratto zapping, su molte produzioni di quegli anni per capire al volo che si tratta proprio di quel periodo. Eppure è stata una decade composta da una buona dose di grandi film di culto (qualcuno ha detto Ghostbusters, Ritorno al futuro, I Goonies, The Blues Brothers...?) e da tante scene cult che hanno animato il grande schermo. on si può dire lo stesso della TV, non nei medesimi termini almeno, perché le serie nate in quegli anni, quando da noi andava ancora per la maggiore il termine "telefilm", avevano un approccio e una forma che solo di lì a qualche anno avrebbero iniziato a cambiare grazie all'arrivo di pietre miliari del piccolo schermo quali Twin Peaks prima e X-Files poi, per la partenza di un percorso artistico che ha portato ai capolavori che animano i nostri schermi divenuti ormai piatti. Come si fa a raccontare a chi cresce oggi il fascino di quelle produzioni? Come si fa a spiegare a chi sta crescendo in compagnia de Il trono di spade, Breaking Bad e The Walking Dead che anche quella roba poteva essere appassionante e, soprattutto, divertente? Ci proviamo attraverso qualche simbolo, icone di una televisione che non c'è più.

Generale Lee di Hazzard (1979 - 1985)

Restiamo in tema automobilistico, perché sono proprio le auto e le evoluzioni acrobatiche con esse ad essere protagoniste di Hazzard. Ben diverso il look del veicolo d'elezione dei Dukes, protagonisti dello show CBS, rispetto alla Ferrari appena citata: si tratta in questo caso di una Dodge Charger R/T del 1969 denominata Generale Lee e dal vistoso color arancio. Ben diverso anche il tono della serie: non c'è il glamour che di lì a qualche anno avrebbe caratterizzato Miami Vice, ma un approccio molto più scanzonato per raccontare le vicende di cugini Bo, Luke e Daisy Duke e dello zio anziano Jesse.

La curiosità: Non avranno indossato le giacche bianche di Armani e non avranno avuto look curati e fashion, ma l'impronta dei Duke in ambito moda non è mancato, almeno in USA e per quanto riguarda il personaggio di Daisy, che ha lanciato in patria la tendenza a indossare short di jeans che proprio da lei hanno preso il nome in quel periodo: Daisy Duke Jeans o Daisy-Dukes . Una trasgressione mitigata dai dirigenti CBS che chiesero che l'interprete Catherine Bach indossasse calze color carne sotto i pantaloncini.

 

Il chiodo di Fonzie di Happy Days (1974 - 1984)

E' una serie iniziata nei '70, che racconta il decennio a cavallo tra '50 e '60, ma noi la mettiamo tra le icone degli anni '80. E non ce ne vergogniamo (ma per senso di giustizia non le facciamo scalare molte posizioni in classifica)! Perché Happy Days ha accompagnato la generazione che in quegli anni viveva di TV in Italia ed uno dei suoi protagonisti, Fonzie, è stato simbolo e icona irresistibile, grazie all'interpretazione di Henry Winkler ma soprattutto alla sua giacca di pelle nera, il cosiddetto chiodo. Assolutamente inimitabile!

 

La curiosità: Tutti ormai conosciamo la frase salto dello squalo (Jump the Shark). Non tutti forse sanno che questa definizione viene proprio da Happy Days, dall'episodio Fonzie, un nuovo James Dean? - Parte 3, secondo della stagione 5, in cui letteralmente il personaggio interpretato da Winkler salta uno squalo con gli sci d'acqua. Un momento che viene considerato l'inizio del declino della serie e da allora viene usato per indicare il punto di non ritorno di uno show.

 

Il baffo di Tom Selleck (ma in generale il look) in Magnum P.I. (1980 - 1988)

Thomas Magnum aveva tante cose che colpivano il pubblico degli anni 80: era un detective privato, era affascinante, viveva ed operava alle Hawaii ospite nella lussuosa abitazione dello scrittore Robin Masters. Certo, doveva sopportare il rigido ex-soldato Higgins, che si occupava con rigidità della sicurezza della dimora, ma ci sembrava un sacrificio del tutto sopportabile. Quello di Magnum (il P.I. sta ovviamente per Private Investigator) è il ruolo che ha lanciato la carriera di Tom Selleck, personaggio reso così unico e iconico proprio per il carisma del suo interprete.

 

La curiosità: Che esista o meno un Robin Masters è un po' un mistero e più volte nel corso della serie il sospetto (nostro e di Magnum) che possa essere lo stesso Higgins sorge. Quello che sappiamo è che nelle poche occasioni in cui la voce del personaggio si sente nello show, alcune volte a stagione, appartiene in originale ad Orson Welles.

Il furgone di A-Team (1983 - 1987)

Abbondano i mezzi di trasporto nella nostra classifica, ma ci sembra anche sensato perché da sempre gli eroi hanno avuto un proprio veicolo d'elezione a simboleggiarli, anche un pratico furgone come nel caso dell'A Team, squadra di ex militari provenienti dalla guerra in Vietnam ed ora costantemente in fuga dopo essere evasi a seguito di un'accusa ingiusta. Una condizione, quella di fuggiaschi, che non gli impedisce di continuare a lottare, aiutando da mercenari quelli che di volta in volta hanno bisogno della loro assistenza. Il tutto, a dispetto delle armi di ogni tipo usate nel corso della serie, senza mai sfociare in uccisioni espliciti e violente, come da tradizione della TV di quegli anni. Ah, per inciso, il furgone è un GMC Vandura nero e grigio impreziosito da due strisce rosse laterali.

 

La curiosità: Un successo, quello dell'A-Team, non accompagnato da situazioni idilliache: non è un mistero, infatti, che George Peppard e Mr. T non andassero molto d'accordo sul set; incomprensioni non aiutate dal fatto che il secondo fosse diventato la vera star della serie e che fosse anche pagato più del collega, che si riteneva un vero attore. Secondo Dirk Benedict (Face, rinominato Sberla nella versione italiana), i due usavano lui come messaggero per comunicare, visto che evitavano di parlarsi l'un l'altro.

Kitt di Supercar (1982 - 1986)

Ecco, se una Ferrari bianca non ha mai affascinato particolarmente il sottoscritto, un'auto che ha invece sempre avuto il suo innegabile appeal è Kitt di Supercar. Non perché lussuosa, né sportiva, né veloce, ma perché tecnologica e fantascientifica, nonché particolarmente intelligente. Un'auto con cui poter anche dialogare del più e del meno, mentre bloccati nel traffico: non è un sogno? L'auto in questione è una Pontiac Firebird Trans Am, ma quello che ha sempre fatto la differenza è la qualità e la quantità di optional a sua disposizione. Grande invidia per Michael Knight (David Hasselhoff)!

La curiosità: Gran parte delle sequenze acrobatiche della stagione 2 facevano ricorso a modelli in scala 1/8 di KITT, perché impossibili da realizzare con un'auto vera... e forse è meglio così. Infatti molte sequenze in cui si vede KITT saltare staccano su un altro angolo di ripresa durante il volo, a causa dei danni subiti spesso alla parte frontale dell'auto al momento dell'atterraggio.

Le guanciotte di Arnold (1978 - 1986)

Da Harlem a Manhattan, il passaggio dei due fratelli Willis ed Arnold Jackson dalla povertà alla lussuosa abitazione dei Drummond è il fulcro intorno a cui ruotano le situazioni dello show NBC (diventato ABC nel periodo finale), capace di mettere in mostra, senza prendersi troppo sul serio essendo di base una sitcom, i contrasti che animano la società americana. E lo fa attraverso le adorabili guanciotte del protagonista combinaguai Arnold, interpretato da Gary Coleman, attore la cui crescita è ostacolata da una malattia congenita ai reni e morto quasi cinque anni fa.

 

La curiosità: A parte le celebri guanciotte e il caratteristico pesce rosso Abramo, altra caratteristica distintiva della serie era la catchphrase di Arnold, il suo classico modo di dire "Che cavolo stai dicendo, Willis?", usualmente rivolto al fratello ma adattabile a seconda dell'interlocutore. Una frase ripresa anche quando nel 1996 Coleman ed il collega Conrad Bain sono tornati a vestire i panni dei due fratelli per il finale di Willy, Il Principe di Bel Air, dedicando la celeberrima frase al personaggio di Will Smith.

 

 

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