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Vita da 80 e 90

14 ICONE TV ANNI 80’ Prima parte

Redazione di RadioSIV
inserita 11 mesi fa
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Tanti li disprezzano, altri li amano, un bel po' di noi li ha addirittura vissuti (restandone segnato). Sono i famigerati anni '80, fatti di colori sgargianti, capelli improbabili e vestiti invadenti; di un'estetica, in generale, che a differenza di altre fatica ad uscire illesa dal suo tempo, tanto che basta capitare per caso, facendo un distratto zapping, su molte produzioni di quegli anni per capire al volo che si tratta proprio di quel periodo. Eppure è stata una decade composta da una buona dose di grandi film di culto (qualcuno ha detto Ghostbusters, Ritorno al futuro, I Goonies, The Blues Brothers...?) e da tante scene cult che hanno animato il grande schermo. Non si può dire lo stesso della TV, non nei medesimi termini almeno, perché le serie nate in quegli anni, quando da noi andava ancora per la maggiore il termine "telefilm", avevano un approccio e una forma che solo di lì a qualche anno avrebbero iniziato a cambiare grazie all'arrivo di pietre miliari del piccolo schermo quali Twin Peaks prima e X-Files poi, per la partenza di un percorso artistico che ha portato ai capolavori che animano i nostri schermi divenuti ormai piatti. Come si fa a raccontare a chi cresce oggi il fascino di quelle produzioni? Come si fa a spiegare a chi sta crescendo in compagnia de Il trono di spade, Breaking Bad e The Walking Dead che anche quella roba poteva essere appassionante e, soprattutto, divertente? Ci proviamo attraverso qualche simbolo, icone di una televisione che non c'è più.

 

La presa elettrica sotto l'ascella di Super Vicki (1985 - 1989)

Sfidiamo chiunque a negare quanto fosse anni '80 l'ingenuità di una serie come Super Vicki, che raccontava dell'androide dall'aspetto di una ragazzina V.I.C.I. (Voice Input Child Identicant), portato a casa dal suo progettista Ted Lawson e spacciato per un'orfana adottata dalla famiglia, con lo scopo di far sviluppare la sua intelligenza artificiale in un contesto familiare normale. Ma Vicki non è una bambina, ha super velocità, super forza, una presa elettrica sotto l'ascella destra ed una seriale sotto la sinistra, nonché un pannello per accedere ai comandi sulla schiena. Ma soprattutto una buffissima incapacità di comprendere alcuni usi umani e l'abitudine di interpretare letteralmente troppi modi di dire di uso comune, caratteristiche che rendevano difficile spacciarla per una normale bambina adottata. La curiosità: In quanto robot, Vicki era immutabile e non cresceva, ma la sua interprete Tiffany Brissette sì. Ed essendo una bambina, anche piuttosto rapidamente! Per questo motivo, i produttori della serie, arrivati alla terza (e penultima) stagione, si inventarono un upgrade del modello della piccola androide: caratteristiche di questa Vicki 2.0 erano un viso più maturo, vestiti moderni e la capacità di bere e mangiare (le bevande, ad esempio, avevano la funzione di raffreddare i componenti del robot).

 

Il cursore di Automan (1983 - 1984)

Non un grande successo, tanto da non andare oltre i tredici episodi di ordine iniziale, ma tra gli appuntamenti fissi del sottoscritto nei pomeriggi di Italia 1. La serie segue le indagini di Walter Nebicher, programmatore impiegato presso la polizia di Los Angeles e poco stimato dai suoi superiori, finché un sovraccarico elettrico non rende reale il personaggio di un videogioco investigativo a cui stava lavorando. Il dettaglio affascinante è Cursore, un punto luminoso, un cursore appunto, in grado di creare nel mondo reale qualunque cosa necessaria ad Automan semplicemente disegnandola.

 

La curiosità: Un aneddoto simpatico riguarda il costume di Automan, dal bizzarro aspetto luminescente. L'effetto era ottenuto grazie ad un tessuto fabbricato dalla 3M, composto da tante piccole palline riflettenti e capace di riflettere quasi la totalità della luce con la quale era illuminato.

La Ferrari bianca di Miami Vice (1984 - 1989)

ue detective sotto copertura (James "Sonny" Crockett e Ricardo "Rico" Tubbs), glamour, musica e auto sportive. Miami Vice non è mai stata la serie preferita di chi scrive, ma è innegabile il fascino che esercitava sul pubblico anche nostrano (in patria il boom arrivò dopo una prima stagione passata in sordina, che ha saputo attirare l'attenzione solo con le repliche estive) e l'influenza che ha avuto sulla moda maschile di quegli anni (i protagonisti hanno dato risalto, per esempio, alla maglietta sotto la giacca di Armani).

La curiosità: La Ferrari Testatossa bianca è un simbolo della serie e di quegli anni (e il bianco un colore molto gettonato per questo genere di look un po' sopra le righe), ma nel corso della prima stagione il duo usava una replica della Ferrari 365 GTS/Daytona Spyder, realizzata però partendo da una Chevrolet Corvette. Leggenda vuole che Enzo Ferrari avesse donato alla produzioni due Ferrari originali per mettere fine a questa situazione.

 

Il cappello di JR in Dallas (1978 - 1991)

Anche questa è una serie che ha debuttato nei '70, ma si è protratta fino al 91 e gli anni '80 li ha vissuti tutti, per intero. Un lungo periodo in cui ci ha raccontato gli intrighi della famiglia Ewing, la sua rivalità con i Barnes sullo sfondo dell'industria petrolifera. L'immagine che tutti abbiamo in mente quando pensiamo a Dallas, quella originale e non il remake del 2012, è il celeberrimo cappello di J.R. (ora esposto al Museo Nazionale di Storia Americana), vero simbolo dello show e di un certo tipo di America che rappresenta con i suoi intrighi e le lotte per il potere.

 

La curiosità: Il Duncan Acres, il ranch dove fu girata tutta la serie dopo aver abbanondato il Cloyce Box Ranch usato per la miniserie (considerata la prima stagione del serial di David Lewis Jacobs) e poi distrutto da un incendio, è stato ribattezzato Southfork Ranch ed è ora meta turistica. Si trova a Parker, a nord di Dallas, ma è grande solo 100 acri, non arrivando quindi ai 100mila a cui si fa riferimento nella serie.

 

Il costume (e il manuale smarrito) di Ralph Supermaxieroe (1981 - 1983)

Fanno tanti (troppi) remake negli ultimi anni. Che stanno aspettando per rifare Ralph Supermaxieroe?! No, meglio di no, ci siamo semplicemente lasciati trasportare dalla nostalgia per la serie. Meglio che Ralph resti quello interpretato da William Katt e che il costumino resti quello imbarazzante che gli alieni gli hanno donato nel corso di un incontro ravvicinato nel deserto. E soprattutto che continui a non saperlo usare per aver smarrito il manuale durante il viaggio di ritorno in città! Incantevole mix di commedia e azione, con una spruzzata di fantastico, la serie è uno di quegli show del passato che ci piace ri-guardare ancora oggi.

 

La curiosità: La certezza è il suo nome, Ralph, ma il cognome resta un problema. Inizialmente battezzato Hinkley, ma cambiato in Hanley dopo l'attentato a Reagan da parte di John Hinkley Jr, il personaggio di Katt è stato per un po' semplicemente Ralph o Mister H. Per poi tornare ad essere Hinkley ad inizio stagione 2 e finire per essere Hunkley nella stagione 3. Poco importa, per noi il cognome ideale resta "Supermaxieroe

Le smorfie di Cliff ne I Robinson (1984 - 1992)

Cerchiamo di mettere da parte le recenti accuse di molestie sessuali a Bill Cosby, protagonista e co-autore de I Robinson Bill Cosby, non perché non importanti, ma perché slegate da quello che la serie che in originale prende da lui il nome è stata per gli spettatori dell'epoca. E se è stata un successo in patria e a livello internazionale è proprio per Cosby stesso, per il suo carisma, le sue smorfie, i suoi tempi comici e l'alchimia che aveva saputo creare tra i membri della sua fittizia famiglia, ricalcata su quella reale dell'attore. Una serie su una famiglia di colore che però non prende mai in esame argomenti di carattere razziale, in cui il contrasto di valori tra bianchi e neri è del tutto marginale.

 

La curiosità: Dal nome del protagonista (da Clifford ad Hitchcliff), al numero dei figli, all'arredamento del salotto, molte variazioni sono state fatta alla serie dal pilot e i primi episodi ai successivi. Un dettaglio che la NBC avrebbe voluto diverso è l'interprete della figlia maggiore di Cliff, Sondra, Sabrina Le Beauf, che era stato proposto a Whitney Houston. Ruolo rifiutato perché l'artista era decisa a dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera di cantante e non avrebbe potuto gestire un impegno televisivo di lunga durata.

 

L'uovo di Mork in Mork & Mindy (1978 - 1982)

Stiamo parlando di icone, non possiamo che trovare al termine di questo percorso qualcuno con la capacità di catalizzare l'attenzione su di sé che aveva Robin Williams. Qualcuno che improvvisando un personaggio improbabile e folle per un episodio surreale di Happy Days riusciva a colpire tanto da guadagnarsi una serie tutta per sé. Stiamo parlando dell'alieno Mork, che ha lasciato il segno nel panorama televisivo, non solo di quegli anni, e nel cuore degli spettatori (gli Italiani lo conobbero già nel 1979 su Rai 2, ma dovettero aspettare il 1984 per poter apprezzare la serie per intero su Italia 1). Il suo Nano Nano, il suo sedersi sulla testa e bere con il dito, le sue surreali conversazioni con Orson... ogni dettaglio della sua performance porta una serie altrimenti convenzionale come Mork & Mindy nella storia della televisione. A simboleggiare tutto ciò abbiamo scelto la sua astronave a forma di uovo, fenomenale nella sua semplicità.

 La curiosità: Buona parte delle situazioni folli e divertenti con protagonista Mork erano frutto dell'improvvisazione di Williams, al punto che gli autori stessi non solo rinunciarono a tenere a bada la verve esplosiva dell'attore (d'altra parte perché avrebbero dovuto?!), ma decisero di metterla a frutto autorizzandola negli script. Ben presto, infatti, le sceneggiature degli episodi di Mork & Mindy iniziarono ad includere dei passaggi in cui lasciar libero sfogo alle follie di Robin Williams, indicate con la semplice dicitura "Robin goes off here".

 

14 ICONE TV ANNI 80’ Prima parte

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