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Vita da 80 e 90

Cobra Kai, la serie tv 34 anni dopo Karate Kid

Redazione di RadioSIV
inserita 2 mesi fa
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La notizia che Cobra Kai esiste ed è una serie in 10 puntate da mezz’ora fa già sorridere. I personaggi di Karate Kid, 34 anni dopo il film originale, visti dal punto di vista di quello che era il villain, alle prese oggi con una specie di strana rivincita.

 Vedere poi William Zabka e Ralph Macchio, gli interpreti originali di John Lawrence e Daniel Larusso, invecchiati ma molto simili a com’erano, fa ancora più sorridere. Infine vedere il kimono nero con il cobra e tutto l’immaginario di orientalismo anni ‘80 di mr.Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato. Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming.

 Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di 2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.   Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica.

 Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru. Lui è un rovinato e un incontro fortuito con il vecchio nemico riaccende il desiderio di fare qualcosa della sua vita. Si troverà a rispolverare alcune mosse e un ragazzo gli chiederà di insegnargliele.

 Riapre il dojo del Cobra Kai e in un trionfo di richiami alla trilogia originale (il quarto film e il remake non esistono, lo sappiamo tutti) quello che vedremo sarà la formazione di una nuova classe di villain, cioè di allievi cresciuti secondo la filosofia: “Colpisci per primo. Colpisci forte. Nessuna pietà”. Non sono antieroi, sono degli sfigati che cercano un modo per non esserlo più e invece che prendere la strada sbagliata capiscono che quel che gli altri gli dicono (“Vai bene come sei”, “È colpa dei bulli, tu non c’entri niente”, “Sei speciale” e via dicendo) non serve a niente.

 Quello che serve è prendere le redini della situazione, smettere di avere timore di tutto, di nascondersi e cercare scuse, iniziare a credere in sé e nei propri mezzi e le arti marziali sono solo una piattaforma di lancio. John Lawrence non è il buon insegnante, non ha pietà di loro per le loro difficoltà relazionali o l’essere vittime di bullismo, non gli carezza la testa, non li tratta da vittime ma li tratta con la medesima durezza che il resto del mondo gli riserva, solo dandogli i mezzi per rispondere.

 Dall’altra parte chiaramente c’è Daniel Larusso, tollerante e smaccatamente dalla parte della giustizia che in realtà usa questa patina per cercare di chiudere con ogni mezzo il dojo del Cobra Kai, insopportabilmente buono e in realtà passivo-aggressivo. Di visione opposta a Lawrence, è ora un uomo di successo e non ha intenzione di veder prosperare il vecchio nemico. E gentile ma la serie palesemente lo disprezza, dice le cose giuste e corrette ma suonano sempre fasulle, vere solo in teoria.

 Qui entra la grande forza della serie, perché ovviamente non tutti gli studenti del Cobra Kai capiranno i confini di quel che imparano, molti lo applicheranno male, in molti il risveglio di una personalità porterà a derive violente e il motto “Colpisci per primo. Colpisci più forte. Nessuna pietà” è facile da fraintendere e difficile da applicare con ragionevolezza. Tutta questa serie sembra insomma raccontare quanto sia semplice e inefficace adagiarsi sulle idee buoniste, sui complimenti per tutti e le carezze ad ogni minoranza o ogni persona timida, e quanto sia difficile invece accettare la complessità della realtà, il fatto che il mondo non è gentile ed è più importante imparare ad assorbirne i colpi.

 Tantissimi ne prenderà Lawrence, che come tutti i protagonisti è il primo ad attraversare un percorso di cambiamento, che deve passare da una vita buttata nell’alcol ad una ritrovata fiducia in sé e nei rapporti con gli altri, che deve sostanzialmente superare lo stereotipo che era per arrivare ad essere personaggio pieno. Tantissimi ne prenderanno i suoi allievi e, come nei film di Eastwood, ogni colpo subito insegna qualcosa.

 Non c’è atterramento, schiaffo, cazzotto o calcio che non renda migliori, non c’è insulto che non sia finalizzato ad una presa di coscienza. Miyagi insegnava il karate per non applicarlo, come forma di meditazione; Lawrence lo insegna per applicarlo ma con il peso di non poter ottenere mai risposte facili e dover sempre usare il proprio giudizio.

 Cobra Kai è la sorpresa più clamorosa dell’anno, l’unica serie a dire le cose come stanno e fare fan service mentre mette in scena la maturazione delle idee dei teen movie anni ‘80.

 Si ringrazia Gabriele Niola e Wired per l'articolo per leggere l'articolo: https://www.wired.it/play/televisione/2018/05/23/cobra-kai-recensione-youtube-red/

 


Cobra Kai, 34 anni dopo Karate Kid la serie su YouTube è un gioiello

La vecchia magia del "dai la cera, togli la cera" brilla ancora attraverso una serie che, lungi dal proporsi come semplice operazione nostalgia, gioca bene la carta dell'originalità

La notizia che Cobra Kai esiste ed è una serie in 10 puntate da mezz’ora fa già sorridere. I personaggi di Karate Kid, 34 anni dopo il film originale, visti dal punto di vista di quello che era il villain, alle prese oggi con una specie di strana rivincita. Vedere poi William Zabka e Ralph Macchio, gli interpreti originali di John Lawrence e Daniel Larusso, invecchiati ma molto simili a com’erano, fa ancora più sorridere. Infine vedere il kimono nero con il cobra e tutto l’immaginario di orientalismo anni ‘80 di mr.

Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato.

Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming. Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.

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Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica. Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru.

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Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato.

Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming. Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.

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Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica. Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru.

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La vecchia magia del "dai la cera, togli la cera" brilla ancora attraverso una serie che, lungi dal proporsi come semplice operazione nostalgia, gioca bene la carta dell'originalità

La notizia che Cobra Kai esiste ed è una serie in 10 puntate da mezz’ora fa già sorridere. I personaggi di Karate Kid, 34 anni dopo il film originale, visti dal punto di vista di quello che era il villain, alle prese oggi con una specie di strana rivincita. Vedere poi William Zabka e Ralph Macchio, gli interpreti originali di John Lawrence e Daniel Larusso, invecchiati ma molto simili a com’erano, fa ancora più sorridere. Infine vedere il kimono nero con il cobra e tutto l’immaginario di orientalismo anni ‘80 di mr.

Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato.

Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming. Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.

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Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica. Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru.

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La vecchia magia del "dai la cera, togli la cera" brilla ancora attraverso una serie che, lungi dal proporsi come semplice operazione nostalgia, gioca bene la carta dell'originalità

La notizia che Cobra Kai esiste ed è una serie in 10 puntate da mezz’ora fa già sorridere. I personaggi di Karate Kid, 34 anni dopo il film originale, visti dal punto di vista di quello che era il villain, alle prese oggi con una specie di strana rivincita. Vedere poi William Zabka e Ralph Macchio, gli interpreti originali di John Lawrence e Daniel Larusso, invecchiati ma molto simili a com’erano, fa ancora più sorridere. Infine vedere il kimono nero con il cobra e tutto l’immaginario di orientalismo anni ‘80 di mr.

Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato.

Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming. Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.

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Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica. Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru.

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La vecchia magia del "dai la cera, togli la cera" brilla ancora attraverso una serie che, lungi dal proporsi come semplice operazione nostalgia, gioca bene la carta dell'originalità

La notizia che Cobra Kai esiste ed è una serie in 10 puntate da mezz’ora fa già sorridere. I personaggi di Karate Kid, 34 anni dopo il film originale, visti dal punto di vista di quello che era il villain, alle prese oggi con una specie di strana rivincita. Vedere poi William Zabka e Ralph Macchio, gli interpreti originali di John Lawrence e Daniel Larusso, invecchiati ma molto simili a com’erano, fa ancora più sorridere. Infine vedere il kimono nero con il cobra e tutto l’immaginario di orientalismo anni ‘80 di mr.

Miyagi (lui, Pat Morita, non c’è, è morto diversi anni fa) risveglia un interesse che viene dal passato.

Bastano tuttavia i primi due episodi di Cobra Kai (gli unici gratuiti) per capire che siamo di fronte ad una serie di livello molto blanda dal punto di vista del look visivo (sembra a tutti gli effetti quello che è, una webserie),ma fantastica nella scrittura e, nonostante le tante battute e risate, molto seria. Si tratta di un’esclusiva YouTube Red, la versione a pagamento di YouTube piena di serie originali e priva di pubblicità che sta cercando di ritagliarsi uno spazio nel mercato dello streaming. Siccome l’abbonamento a YouTube Red in Italia non si può fare, dopo i primi due episodi gli altri 8 possono essere solo acquistati singolarmente per la non economica cifra di2,49 euro l’uno (totale 20 euro per 4 ore) e sono solo in inglese con sottotitoli in inglese.

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Cobra Kai è a tutti gli effetti una serie teen per chi teen non lo è più ma lo era quando vide Karate Kid. Ha tutta l’ingenuità di quei film ma anche tutta la consapevolezza di quell’ingenuità che si può avere oggi, e che rende accettabile riproporla al pubblico di adesso in forma autoironica. Ci divertiamo a mettere in scena qualcosa che ci piaceva decenni fa e lo sappiamo bene, questo lo spirito, mentre l’obiettivo è ancora più raffinato e alto. Perché i creatori della serie Josh Heald, Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg vengono dalla serie comica Harold e Kumar, e hanno una perfetta cognizione di cosa raccontare tramite la storia di John Lawrence, l’allievo del Cobra Kai, sconfitto da Daniel Larusso alla finale del torneo All Valley di karate con il colpo della gru.

Cobra Kai, la serie tv 34 anni dopo Karate Kid

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