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Vita da 80 e 90

Il grande ritorno di Kim Wilde la popstar degli anni 80

Redazione di RadioSIV
inserita 6 mesi fa
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Il titolo Here Come The Aliens non è una boutade né una provocazione: se il nuovo album di Kim Wilde, 57 anni, si chiama così è perché la cantante di You Came – hit che nel 1988 conobbe un riscontro enorme in Italia – sostiene di aver visto degli Ufo. Proprio così. «Era il 2009, mi trovavo nel giardino di casa, non è uno scherzo, da quell’esperienza straordinaria è affiorata la prima traccia del disco, 1969», dice la 57enne del Middlesex, che pubblicherà il suo nuovo lavoro venerdì 16 marzo: dodici brani dal gusto schiettamente Eighties, registrati nei Ray Studios di Londra, dove la sua carriera ebbe inizio. Fu in quelle sale, infatti, che la Wilde incise il suo singolo di debutto, Kids in America. Era il 1981, due anni dopo il Brit Award come «miglior artista solista donna» era nelle sue mani.

Che tipo di ragazza era all’epoca? Aveva 23 anni.

Una ragazza felice. Ero giovane, avevo davanti a me una carriera favolosa. Ho viaggiato tanto negli anni Ottanta, incontrato i miei artisti preferiti. Ho anche lavorato tantissimo, ma è stato un periodo magico.

Ora è al suo 14esimo album in studio, che arriva a cinque anni dal precedente e ha un artwork a fumetti parecchio rétro.

Si ispira al mondo Sci-Fi, lo ha realizzato mia nipote, Scarlett Wilde, anche corista. Il titolo del disco, Here Come The Aliens, mi aveva fatto venire in mente la locandina di un B-Movie degli anni Cinquanta ed essendo da sempre una fan della pop art ho pensato che quello stile e quello delle nuove canzoni potessero stare bene insieme.

 

Il primo singolo che abbiamo potuto sentire è Pop Don’t Stop, che lei ha descritto come un tributo alla musica pop. Quali sono gli artisti pop che ha amato di più?

Mi sono innamorata del pop da bambina, ascoltando Penny Lane dei Beatles. Negli anni Settanta, da adolescente, sono passata al glam-rock, in particolare mi piacevano T-Rex, David Bowie e Roxy Music. Negli Ottanta, mentre realizzavo i miei album, i miei preferiti erano Human League, Gary Numan e ABBA. Più di recente mi sono avvicinata ai Muse e ai Killers, che hanno una forte influenza anni Ottanta nei loro brani, ma rimaneggiata in modo da rendere il risultato finale fresco, contemporaneo. Che è quello che abbiamo cercato di ottenere con Here Come The Aliens.

Uno dei suoi brani più famosi è Cambodia, del 1982, pezzo assolutamente pop, ma con un testo, scritto da suo padre Marty, sulla guerra in Vietnam.

Già, mio padre ci teneva a dare voce alla tragedia di quella guerra, di una guerra che lui aveva seguito solo dal soggiorno di casa. Assieme alle melodie accattivanti di mio fratello Ricky la canzone ha toccato delle corde importanti quando uscì e risulta ancora tristemente attuale.

 

L’altro suo grande successo fu You Came, che parla di una nuova nascita. Lei ai tempi non era madre, ma lo è diventata: come ha conciliato la sua figura pubblica con quella di genitore?

Mio padre era un cantante famoso, essendo cresciuta con lui sapevo bene che cosa significa avere un genitore che ha una certa notorietà, conoscevo i pro e i contro. A dire il vero i miei ricordi d’infanzia sono positivi, ma capisco perfettamente quando i miei figli si sentono un po’ esclusi dalla mia vita, di tanto in tanto è capitato. Nel periodo in cui erano ancora giovanissimi non era facile stare lontana da casa per lavoro, ma ora che sono adulti so che rispettano le scelte che ho compiuto e che sono orgogliosi di me.

Al di là dei figli, essere donna nell’industria musicale è qualcosa che rende davvero tutto più complicato?

La mia esperienza è stata positiva. Per fortuna non sono stata coinvolta in molestie o cose simili, come pare sia successo a tante altre donne nel mondo dello spettacolo, stando a quanto il caso Weinstein ha portato alla luce. Credo sia importante parlarne, di questo problema, non solo nel nostro mondo, ma in tutti, in tutti gli ambiti in cui possono accadere episodi di molestie, bullismo e affini.

 

Il videoclip di You Came includeva immagini dal suo tour con Michael Jackson, ai tempi di Bad: che cosa ricorda di quell’esperienza?

Che la prima data del tour – era quello europeo e iniziò proprio in Italia, a Roma – fu durissima (si parla del live allo Stadio Flaminio del 23 maggio 1988; ndr). Insomma, stavo aprendo il concerto del più grande performer del pianeta… Mi ci vollero un po’ di date per arrivare davvero a sentirmi a mio agio sul palco. Michael, però, lo incontrai solo per un attimo nel backstage a Monaco.

E David Bowie, con cui fu in tour nel 1990?

Di lui ero una fan sin dall’album Hunky Dory, che è del 1971: figuriamoci quanto potessi amarlo nel 1990, non potevo credere di essere lì a fare da supporter a Bowie in carne e ossa. Ogni tanto mi augurava di fare una bella performance, era un uomo affascinante e al tempo stesso con i piedi per terra. Ero pazza di lui, sfortunatamente quell’anno si innamorò di Iman, che poi ha sposato.

 

La conquista del mercato americano era già avvenuta nel 1986 con la sua cover di You Keep Me Hangin’ On di Diana Ross & The Supremes. Lei a quel punto era una vera e propria stella del pop: come gestiva la sua immagine? Tante sue colleghe puntavano parecchio sull’aspetto fisico.

Ho sempre sentito di avere un controllo totale sulla mia immagine, e mi divertivo molto a farmi fotografare, mi piacevano il glamour e la moda. Ma erano aspetti secondari, arrivavano comunque dopo la musica. Quando si affronta questo argomento, relativo al tipo di immagine che si vuole dare di sé, la parola chiave è “controllo” e il punto è chi ce l’ha: io non ho mai sentito di essere controllata da nessuno.

Poi, negli anni 90, tra un disco e l’altro, è passata ai teatri con Tommy, il musical tratto dall’omonimo album degli Who. Musical che, tra l’altro, tratta anche il tema della violenza sessuale.

Quell’album ce l’avevo nel cuore da sempre, anche se, ovviamente, ne ho colto pienamente il senso e le implicazioni più scure solo da adulta. Purtroppo la violenza sessuale è qualcosa di ancora molto presente nella società, è una terribile realtà per molte persone di tutte le età. Credo che la musica possa giocare un ruolo da questo punto di vista: con le canzoni si può sensibilizzare l’opinione pubblica su questo dramma, che di per sé è complesso da affrontare. A parte questo, se penso a Tommy non posso non ricordare il momento in cui ho conosciuto Pete Townsend e quello in cui ho incontrato il mio futuro marito, Hal Fowler, nel cast con me.

 

Ed è stato durante la prima gravidanza che si è appassionata di giardinaggio e orticoltura, due hobby cui ha dedicato dei libri e che sono diventati un secondo lavoro per lei.

Sì, all’inizio il giardinaggio ha rappresentato una terapia, un modo di sciogliere le tensioni, di rilassarmi e combattere lo stress legato a una carriera di alto profilo. È finita che mi ci sono appassionata, così mi sono messa a studiare, il che mi ha dato molta gioia e ispirazione. Parliamo di un’attività che ricopre ancora un ruolo importante nella mia vita e che con la musica ha più cose in comune di quante ci si possa immaginare.

 

L’avanzare dell’età la spaventa? Come si tiene in forma?

Mangio sano, faccio ginnastica regolarmente, non fumo, non bevo alcol. Mi focalizzo sulla creatività: condurre una vita creativa mantiene giovane il cuore, la mente, il corpo e lo spirito.

 

 

 (articolo  di  RAFFAELLA OLIVA su www.iodonna.it)

http://www.iodonna.it/personaggi/interviste-gallery/2018/03/15/il-ritorno-di-kim-wilde-la-popstar-anni-80-che-ama-gli-ufo-e-il-giardinaggio-essere-creativa-mi-mantiene-giovane/?refresh_ce-cp

Il grande ritorno di Kim Wilde la popstar degli anni 80

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