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Vita da 80 e 90

LE 10 COSE DEGLI ANNI ‘90 CHE CI MANCANO DI PIÙ

Redazione di RadioSIV
inserita 8 mesi fa
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1. Il Dolce Forno

 

Il Sacro Graal di tutti i giochi desiderati dalle bambine di quegli anni. La pubblicità di allora prometteva grandi quantità di tortine e dolcetti da sfornare con cui sfamare reggimenti interi. Io, in realtà, ero più incline a una cucina “sperimentale”, diciamo, tipo del pongo che esplode nel forno o strani intrugli che Walter White di Breaking Bad avrebbe dovuto prendere appunti. Ok, dopotutto è stato un bene che i miei parents non me l’abbiano mai regalato.

 

2. Il Soldino

 

Il motivo principale per cui mangiavamo questa merendina del Mulino Bianco non era la merendina in sé, tutto sommato nella norma, quanto per il piacere puro che solo l’attesa ti dona di conservare per ultimo il dischetto di cioccolato, il soldino appunto, in cima alla merenda. Godurioso.

 

3. Le figurine Panini

 

Ho avuto l’album delle figurine di qualsiasi cosa, da quello scontatissimo di Barbie e Sailor Moon, a quello delle Tartarughe Ninja, di Aladdin, La Bella e la Bestia e chi più ne ha più ne metta. Con le mie amiche tentai persino di finire l’album dedicato al film Titanic perché eravamo tutte innamorate di Leo. E se qualcuno si stupisce mi venga concesso di fare il punto: era il 1998, ero alle medie e a quell’epoca avere 12/13 anni non significava ancora sculettare in giro, inoltre il fenomeno Titanic/Di Caprio in termini di fan aveva dimensioni inimmaginabili e il fatto che ora Leo sia un grandissimo attore riscatta di poco la cotta al di fuori di ogni logica che avevamo in quegli anni. Che tempi.

 

4. Piccoli Brividi

 

Io da piccola ero una fifona ma pur di non farmi prendere in giro dagli amici ne comprai un paio. Non erano male. E all’epoca era impossibile non averli. Colorati, con i titoli in rilievo e lucidi, soddisfacevano il desiderio di ogni ragazzino di spiare da sotto le coperte se quell’ombra è davvero la lampada sulla nostra scrivania o il braccio di un mostro, senza avere troppi effetti collaterali. E poi li leggevano tutti, anche chi non apriva mai libri. Capito signori editori?

 

5. Il Crystal Ball

 

“Con Crystal Ball ci puoi giocare… e tante cose puoi inventare”. In fondo era un gioco semplice. Soffiavi dentro una cannuccia e ottenevi tanti palloncini colorati fatti di quella sostanza che permetteva di attaccarli l’uno all’altro e dare libero sfogo alla propria fantasia. Io e mia sorella lo avevamo rosso e blu; io adoravo il rosso (ma va?) e l’antipatica non mi ci faceva mai giocare!

 

6. Le Dr Martens e lo stile grunge

 

Al momento sono in piena fase revival e io ne sono felicissima, perché le adoravo. Non so quante ore ho speso per convincere mia madre a comprarmi le Dr Martens, alla fine l’ho presa per sfinimento e una volta ottenute le ho indossate sempre e ovunque, mancava poco ci andassi anche a letto! Erano da qualche anno missing, ma quest’autunno eccole ritornare in gran spolvero.

 

7. La Tata

 

Insieme a Friends e Willy il principe di Bel Air, La Tata è la sitcom anni ‘90. Lo scorso novembre la serie ha compiuto vent’anni e il suo status di cult è innegabile. Partita nel 1993, la serie è andava avanti per ben sei stagioni fino al 1999, realizzando 146 irresistibili episodi. In Italia il telefilm arriva nel 1995, dove Fran Fine, ragazza americana di famiglia ebraica, diventa Francesca Cacace, una ciociara di Frosinone che vive con gli zii Assunta e Antonio (nella versione originale sono i genitori mentre zia Yetta  altri non era che la nonna!). L’idea di stravolgere completamente personaggi e dialoghi doveva servire a favorire l’affezione del pubblico al personaggio, rendendolo più vicino alla loro realtà, da cui la cultura delle famiglie ebraiche in America si distaccava troppo. Nonostante i ribaltamenti, l’adattamento italiano a opera di Massimo Corizza e Guido Leoni si è rivelato un’operazione di grade successo, che ha conquistato il pubblico e ha permesso a The Nanny (questo il titolo originale) di diventare uno dei telefilm più amati dagli italiani. Tata Francesca è uno dei miei miti personali, oltre il sintomo palese che la mia dipendenza da serie tv ha radici profonde, e sfido chiunque a rivedere una puntata oggi e a non riderne ancora. Io non resisto: anche se vedo Niles fare uno dei suoi scherzi a C.C. Babcock per la centesima volta, io mi rotolo dalle risate. Meno male che esistono le repliche!

 

8. Puzzle Bobble

 

Ok, alzi la mano chi non ha perso ore, gettoni e tutta la pazienza del mondo davanti a questo videogame. Era ed è uno dei miei punti deboli. Ricordo ancora le mie estati al lido, quando ero abbastanza grande da non accontentarmi più di secchiello e palette: bagno in mare, ad asciugarmi un po’ al sole con un libro e poi di corsa al bar del lido dove bisognava fare la fila per giocare. E quando arrivava il tuo turno, un ber respiro e via! I primi livelli erano di una facilità imbarazzate, ma poi il muro di palline si faceva sempre più basso e pieno di colori e ci volevano le migliori tecniche, agilità e un occhio attento a individuare la giusta angolazione per inserire quella dannata pallina bianca proprio in quell’angolo lì, tra la rossa e la gialla, per far esplodere tutto e vincere il livello. E se ci riuscivi ti sentivi da dio

 

9. Oasis

 

In Inghilterra ho assistito a scene indimenticabili di inglesi ubriachi del weekend che cantavano Wonderwall a squarciagola e la voce smorzata dalla commozione. E come dar loro torto: Wonderwall, brano del 1994, è ancora capace di darti i brividi e non ha perso un grammo della sua bellezza. Il pezzo più rappresentativo degli Oasis e il video più famoso degli anni ‘90. Nel 2009 la band si scioglie definitivamente: la loro musica mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza e oltre, ma (What's the Story) Morning Glory? avrà sempre un fascino speciale per me, per essere uno degli album più belli degli anni ‘90, così come quell’atmosfera brit-pop con cui sono cresciuta e che non mi ha più abbandonato.

 

10. Daria e Dawson’s Creek

 

Quando MTV non era ancora un covo di mamme teenager e tamarri senza vergogna, l’emittente produceva e mandava in onda cose interessanti. Tra queste c’era di sicuro Daria, nato nel 1997 come spin-off di Beavis and Butt-head, che però a me non piaceva. Daria invece si, e tanto anche. Adoravo il suo sarcasmo, il suo essere outsider che le permetteva di dire le cose così come stavano, persino il suo lato estremamente cinico... sarcasmo e misantropia suonano cosi 90s, vero? La storia di Daria ripercorreva tutte le imbarazzanti fasi dell’adolescenza ed è per questo, forse, che ormai il suo è un vero e proprio personaggio di culto. La serie termina nel 2002, primi anni del nuovo millennio, una fase di transizione che segna la fine di tutti gli strascichi degli anni ‘90. Nel 2003 finisce anche Dawson’s Creek, una serie che ha segnato la mia generazione come poche altre. Ancora me lo ricordo il primo episodio, con Joey e Dawson nella stanza di lui, lei che esce dalla finestra, i poster di Steven Spielberg, l’adorabile fanfarone Pacey, il mio personaggio preferito di sempre, la bad girl Jen e tutti gli altri venuti dopo. A dir la verità, mi mancano soprattutto le prime stagioni, in quel di Capeside. Quando i ragazzi vanno all’università tutto era già diventato un gran minestrone e solo il mio sentimentalismo nei confronti dei personaggi mi ha spinto a vederlo fino alla fine. Quando ci cresci con una serie, è dura guardarla in modo oggettivo. E Dawson’s Creek rimarrà sempre nel mio cuore non solo come serie in sé ma per tutto quello che gli ruotava attorno: i pomeriggi con le amiche, i commenti a scuola il giorno dopo sull’episodio visto la sera prima, i dibattiti infiniti se era meglio Dawson o Pacey o addirittura Jack e tanto altro ancora… la sua conclusione è stata davvero la fine di un’era.

LE 10 COSE DEGLI ANNI ‘90 CHE CI MANCANO DI PIÙ

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