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Vita da 80 e 90

The Prodigy, perché sono stati una band simbolo degli anni Novanta

Redazione di RadioSIV
inserita 4 mesi fa
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La formazione in cui ha militato Keith Flint è stata rivoluzionaria, non solo per la musica elettronica. Ecco perché

 

Dal rave party al club

Hanno fatto conoscere al grande pubblico la cultura rave, trasferendola nei club e trasformando i loro live in un grande rito collettivo: è solo uno dei meriti dei Prodigy, una delle band più caustiche degli anni Novanta, da poco orfani del loro frontman-icona Keith Flint. La loro musica ha rappresentato un punto di rottura nella musica elettronica e nella scena big beat, una vera e propria onda d'urto contagiosa e inarrestabile che ha anche oltrepassato ogni confine musicale: basti pensare che «The Fat Of The Land» (1997), il loro terzo album, ha venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo, riuscendo a sedurre gli ascoltatori più impensabili (un esempio su tutti: è stata Madonna con la sua etichetta Maverick a far uscire il disco negli Stati Uniti).

 

Il ruolo di Keith Flint

 

È innegabile il ruolo giocato da Keith Flint nel successo dei Prodigy: è sicuramente andato oltre ogni aspettativa del mastermind della formazione, Liam Howlett, che probabilmente aveva annusato fin da subito il potenziale incediario del frontman. Flint infatti è stato per la musica elettronica quello che Marilyn Manson è stato per il rock: un elemento dissacrante, selvaggio e disturbante, per il look punk (piercing, capelli coloratissimi rasati al centro della testa o biondo platino) ma - soprattutto - per le performance adrenaliniche.

 

Commistione di generi

Grazie alle loro contaminazioni musicali i Prodigy sono riusciti a sfondare i confini tra i generi. «The Fat Of The Land» è uno dei pilastri della scena big beat ma è sempre stato apprezzato anche dagli ascoltatori di sonorità considerate agli antipodi della techno come punk e metal: brani come «Breathe», «Firestarter» (coverizzata da Gene Simmons dei Kiss e dai Sepultura) e «Smack My Bitch Up» hanno sempre animato i dancefloor rock, mentre «Fuel My Fire» è una reinterpretazione dell'omonima canzone delle L7, band caposaldo della scena grunge/riot grrrl. In «Invaders Must Die» (2009) invece è presente come ospite Dave Grohl dei Foo Fighters, che ha suonato la batteria per «Run With the Wolves».

 

I testi controversi

A livello di liriche nelle loro canzoni i Prodigy sono sempre stati essenziali, ma al tempo stesso molto efficaci. Per colpire nel segno infatti non servono tanti giri di parole: nella già citata «Smack My Bitch Up» ad esempio il testo è sempre lo stesso, ripetuto ossessivamente su un beat altrettanto ossessivo («Change my pitch up/Smack my bitch up», campionato da un brano interpretato dal rapper Kool Keith). Ma queste poche parole sono state sufficienti per scatenare un putiferio: la band, a causa di un'interpretazione letterale del verso, è stata subito tacciata di misoginia. Accuse subito rigettate dai diretti interessati che hanno spiegato come la canzone significhi soltanto «fare qualcosa intensamente».

 

Videoclip shock

Se i brani dei Prodigy sono stati spesso osteggiati (e in alcuni casi censurati e non trasmessi in radio), la stessa sorte è toccata anche ai loro videoclip, che però, nonostante queste difficoltà, sono riusciti ugualmente a imprimersi a fuoco nella memoria collettiva. A partire da quello di «Firestarter», girato in bianco e nero in un tratto abbandonato della metropolitana londinese: Keith Flint, immerso in uno scenario scarno, è il protagonista assoluto tra giochi di luce ed ombra. In «Breathe» invece Flint si divide la scena con Maxim - l'altro cantante del trio -, in un appartamento decadente che sembra uscito da «Trainspotting». Infine c'è «Smack My Bitch Up», un viaggio all'insegna degli eccessi girato in soggettiva (con un finale sorprendente), così esplicito e crudo da essere trasmesso su Mtv solo a tarda notte.

 

Si ringrazia Arianna Ascione e Corriere.it per l’articolo

Per leggere l’articolo: https://www.corriere.it/spettacoli/cards/the-prodigy-perche-sono-stati-band-simbolo-anni-novanta/videoclip-shock.shtml

The Prodigy, perché sono stati una band simbolo degli anni Novanta

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